Il Potere Della Rivalità. La Storia Di Laszlo Cseh

Per un momento immagina di essere uno dei più veloci specialisti della farfalle e dei misti del pianeta.

La velocità.

La meraviglia.

L’abilità

Gli anni di dedizione spietata al tuo sport. L’energia mentale e lo sforzo fisico necessario per diventare efficienti fino a fare dei 200 farfalla e dei 400 misti le tue gare.

Sei così veloce, infatti, che è possibile che tu vincerai l’oro olimpico non solo in uno, ma in una serie di singole gare.

L’unico problema?

La tua ascesa collide con il regno del più grande nuotatore nella storia di questo sport.

Questa sfortunata realtà ti fa diventare l’eterno secondo:

  • Un bronzo ad Atene nel 2004
  • Tre medaglie d’argento alle Olimpiadi di Pechino nel 2008
  • Su sei eventi (incluse tre staffette) alle Olimpiadi di Londra del 2012, un altro bronzo
  • Alla tua quarta Olimpiade, un’altra medaglia d’argento.

Laszlo Cseh deve aspettare il 2015, dieci anni dopo la sua prima medaglia mondiale, per infrangere la maledizione e conquistare l’oro nei 200 farfalla.

PHELPS VS. LOCHTE … E CSEH.

Tutta l’attenzione del nuoto negli anni 2000 era su Michael Phelps e Ryan Lochte.

I due si incontravano spesso come avversari, ma la minaccia più grande per Phelps veniva dall’Europa, ed era Laszlo Cseh.

Alle Olimpiadi del 2008, Cseh avrebbe vinto l’argento tre volte dietro Phelps.

Nei 200 e 400 misti (con Lochte bronzo in entrambe le gare) e nei 200 metri farfalla.

Negli anni che seguirono, Cseh continuò la sua ricerca per quella sfuggente medaglia d’oro, ma ci furono momenti in cui si definì “esausto”.

L’allenamento necessario per detronizzare il più grande nuotatore di tutti i tempi, nelle due gare più difficili del programma in vasca, non era uno scherzo.

Quando il dubbio si insinuava, quando la stanchezza iniziava ad offuscare la sua motivazione, Cseh andava a rivedersi il video della finale dei 200 metri farfalla a Pechino.

In quella gara, Phelps, sulla strada verso la sua quarta medaglia d’oro ai Giochi, batte Cseh di quasi sette decimi di secondo.

Cseh ancora oggi mantiene il video sul suo telefono.

“A volte quando vado ad allenarmi al mattino e sono stanco o voglio dormire di più e sento di aver bisogno di un po’ di spinta, lo guardo”, dice Cseh.

“Lo guardo un sacco di volte.”

Alle Olimpiadi del 2012, Cseh si piazza nuovamente dietro Phelps nei 200 metri misti, vincendo il bronzo.

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Rio, Cseh quasi supera Phelps per la prima volta nei 100 metri farfalla, ma poi guarda il tabellone e vede che lui e il suo rivale di sempre saliranno sullo stesso gradino del podio: argento.

C’è una strana ironia cosmica che la volta in cui Cseh riesce a battere Phelps in realtà è un pareggio. Un pareggio nell’ultima finale olimpica di Phelps.

Cseh ammette di aver pensato se la sua carriera sia stata elevata o maledetta nuotando nella stessa generazione di Phelps e Ryan Lochte.

“Forse se non ci fossero stati Phelps e Lochte, non sarei stato così bravo” dice Cseh.

“Mi spronano ad essere più veloce”

Il fuoco della competizione può far emergere il meglio di noi.

Del resto, la staffetta 4×100 maschile degli Stati Uniti a Pechino ne è un classico esempio. Jason Lezak non avrebbe nuotato la frazione in staffetta più veloce della storia se non fosse stato competizione con un degno avversario nella squadra francese.

Queste rivalità esistono anche per noi.

C’è quel nuotatore che cerchi sempre nelle batterie o il compagno di squadra che non si tira mai indietro nei set duri.

La rivalità può essere di enorme aiuto a migliorare le nostre prestazioni.

Gavin Kilduff, docente della New York University, ha scoperto che la spinta al miglioramento non è automatica solo perché i rivali non si piacciono.

“La rivalità non è necessariamente una situazione in cui due concorrenti si odiano a vicenda”, dice.

“È più di una situazione in cui due concorrenti sono inestricabilmente legati l’uno all’altro. Una rivalità spronerà gli atleti ad allenarsi più duramente e, tipicamente, a gareggiare al meglio quando sono in competizione”.

Ecco alcuni modi in cui puoi dare senso alla rivalità in allenamento e alle gare:

1. USA LA GARA PER MOSTRARE CHE È POSSIBILE

La creazione di un confronto è un’arma a doppio taglio.

Un nuotatore vedrà una gara epica e penserà:  “Perché non io?”

Ci sarà però colui che penserà: “Non potrò mai farlo.”

La competizione e la rivalità dovrebbero spingerti e mostrarti cosa è possibile nell’acqua.

Se hai intenzione di farti ossessionare da tutti gli altri nuotatori, è uno spreco di energia. Utilizza il confronto per massimizzare il tuo talento e le tue capacità.

2. PENSA ALLA GARA QUANDO HAI BISOGNO DI MOTIVAZIONE

Cseh, in quei giorni in cui si sentiva stanco, guardava il video di Pechino per darsi una scossa.

Aveva bisogno di spingersi al massimo, perché sapeva che là fuori, da qualche parte, i suoi avversari stavano facendo lo stesso.

“Phelps e Lochte sono grandi nuotatori”, ha detto Cseh mentre si preparava per le Olimpiadi di Londra.

“Battere loro è un affare enorme, che richiede uno sforzo enorme”.

Il duro lavoro gli avrebbe dato la preparazione necessaria per arrivare al meglio al blocco.

“Quando passo su quel blocco di partenza … voglio esplodere con potenza, così nessuna distanza mi esaurisce e nessun rivale mi spaventa”.

3. LA RIVALITA’ E’ UN MEZZO, NON IL FINE.

La rivalità può trasformarsi in inutili paragoni, se tutto ciò che stiamo facendo è guardare il nuotatore nella corsia accanto.

Concentrarsi sugli altri può drenare l’energia che invece possiamo incanalare nella nostra preparazione.

Il tuo obiettivo è diventare il miglior nuotatore che puoi essere.

Per spingere le tue capacità e il tuo talento fino al limite, usa la rivalità e la competitività come un’arma e come carburante per alte prestazioni, non come l’unica ragione per cui ti fai vedere in piscina.

In quella finale dei 100m farfalla a Rio, mentre tutti prestavano attenzione alla partita di rancore tra Phelps, Le Clos e Cseh, ci fu un certo Joseph Schooling a prendere d’assalto la medaglia d’oro.

“Il nuoto non è la boxe”.

Questa è una frase dell’amico di vecchia data di Cseh ed ex campione (ranista), Karoly Guttler.

“Non puoi concentrarti su un individuo. Hai tutto il campo da battere. Ci sono nuovi nuotatori, sorprese. Devi fare il meglio che puoi e sperare sia abbastanza”.

Di Olivier Poirier-Leroy

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About Giusy Cisale

Giusy Cisale

Ha frequentato il Liceo Classico "T.L. Caro" dove era impegnata nella redazione della rivista scolastica. Nel 2002 è tra le più giovani laureate in Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli (ITA). Inizia il percorso di Avvocato Civilista, conseguendo nel 2006 l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. Si avvicina al nuoto quasi per caso, …

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