Perché Il Nuoto Non É Solo Tecnica: Parte 2: Le Applicazioni Pratiche

Di Alessandro Resch

Nella prima parte di questo articolo (che puoi rileggere qui) abbiamo definito il nuoto come una grammatica sensoriale: un sistema di riferimenti che aiuta l’atleta a dare un nome a ciò che sente e a collegare percezione, gesto ed efficacia. 

Abbiamo detto che non basta sapere cosa fare: bisogna imparare a riconoscere pressioni, appoggi, vuoti, equilibri e perdite di presa, trasformandoli in informazioni utili. Ora possiamo fare un passo ulteriore e capire come questa grammatica si traduce nella pratica. 

Da ingegnere meccanico, sono sempre stato attratto dai sistemi, dalla razionalizzazione e dal tentativo di capire perché un gesto funziona. Da nuotatore, ho sempre vissuto il gesto dall’interno: nelle sensazioni, negli equilibri, negli errori, nelle intuizioni che arrivano prima ancora delle spiegazioni. Da allenatore, infine, ho capito che il punto non era scegliere tra sensazione e scienza, tra percezione e biomeccanica, tra istinto e metodo, ma costruire un ponte tra queste dimensioni.

È esattamente da questo doppio sguardo che nasce anche il sottotitolo del mio libro: “L’arte e la meccanica dello stile libero”. Arte, perché il nuoto vive di sensibilità, ritmo, ascolto, adattamento e percezione. Meccanica, perché ogni sensazione, per diventare realmente allenabile, deve poter essere osservata, compresa, ordinata e trasformata in metodo.

Il nuoto è biomeccanica, certo. È idrodinamica, leve, forze, resistenze, traiettorie. Ma è anche ascolto “attivo”. È un dialogo continuo tra mente, corpo e acqua. E ogni nuotatore, a modo suo, deve imparare a tradurre quel dialogo.

ESEMPI PRATICI: LA PRESA NELLO STILE LIBERO

Prendiamo un esempio semplice: la presa nello stile libero.

Molti pensano che la presa sia il momento in cui “si tira acqua”.

In realtà, prima ancora di tirare, il nuotatore deve imparare a creare un appoggio.

Deve sentire che mano e avambraccio non sono segmenti isolati, ma parti della stessa catena. Deve percepire che sta costruendo una superficie utile, che poi viene ruotata e orientata in modo efficace, su cui organizzare la propulsione.

Se questa sensazione manca, l’atleta può anche aumentare la forza, ma spesso otterrà solo più fatica e più dispersioni energetiche.

LA RESPIRAZIONE

Per molti nuotatori la respirazione è semplicemente “girare la testa e prendere aria”. Ma, in acqua, respirare è una questione di timing, equilibrio, variazione dell’assetto, rilassamento, rotazione e controllo del ritmo.

La respirazione non è obbligatoria, ma è necessaria per proseguire il gesto più a lungo.

Per questo va inserita consapevolmente nella nuotata, senza alterarne l’effetto. Non dovrei andare più forte o più piano nella bracciata in cui respiro. La bracciata e l’assetto non dovrebbero risentire di quella variazione. Concetto di indipendenza e ininfluenza della respirazione.

IL PASSO

Lo stesso vale per il passo. Un nuotatore può riuscire a tenere un certo passo per 100 metri, ma crollare appena la distanza aumenta. In questi casi non è sempre e solo una questione di soglia anaerobica, metabolismo o condizione fisica. A volte è la tecnica che non regge la fatica. O, meglio, è la biomeccanica stessa che diventa un fattore di sovraccarico per l’organismo, impedendo all’atleta di raggiungere davvero limiti fisiologici superiori.

Le pulsazioni che non salgono come dovrebbero, o che al contrario salgono troppo presto, non raccontano necessariamente solo una mancanza di allenamento. A volte indicano che è intervenuto prima un altro collo di bottiglia: la tecnica biomeccanica. Il gesto perde efficacia, il costo energetico aumenta, il corpo consuma di più per produrre meno avanzamento. In quel momento il problema non è semplicemente “non sono abbastanza allenato”, ma “il mio modo di nuotare non mi permette di esprimere davvero ciò che il mio organismo potrebbe sostenere”.

Il corpo continua a muoversi, ma la qualità del gesto si svuota. La bracciata perde appoggio, l’assetto si abbassa, la respirazione diventa più affannosa, la frequenza sale per compensare una perdita di efficacia. Il nuotatore ha la sensazione di spingere di più, ma spesso sta solo pagando il prezzo di una biomeccanica che non tiene più sotto questi carichi interni. Capita che il tempo di passo è lo stesso, la sensazione di fatica è superiore e andiamo in paranoia.

In questi casi il cronometro dice una parte della verità. La sensazione ne dice un’altra. Il metodo deve imparare a leggerle entrambe.

È da questa convinzione che nasce il mio modo di intendere l’allenamento.

Diversi anni fa ho iniziato a parlare di esperienza sensoriale della nuotata: non come concetto astratto, ma come condizione necessaria per costruire consapevolezza, tecnica e continuità.

Forse il futuro del nuoto non sarà solo avere più dati. Sarà imparare a dare significato ai dati. Non sarà solo avere più tecnologia. Sarà costruire e metodi capaci di rispettare la complessità del gesto. Non sarà solo allenarsi di più. Sarà allenarsi con più consapevolezza.

Per questo credo che il nuoto abbia bisogno di una nuova grammatica.

Una grammatica tecnica, certo. Ma anche sensoriale. Una grammatica che aiuti atleti, coach, master, triatleti e appassionati a parlare meglio la lingua dell’acqua.

E forse, da veri “swim nerd”, il nostro lavoro inizia proprio da qui: non smettere mai di fare domande a ciò che sentiamo in acqua.

ALESSANDRO RESCH

Alessandro Resch

Alessandro Resch è allenatore di nuoto, ingegnere meccanico, progettista ed ex atleta di livello nazionale.

Nel corso della sua carriera agonistica ha partecipato a numerose finali dei Campionati Italiani
Assoluti, ottenendo come miglior risultato il quarto posto nei 200 metri farfalla. Ha preso parte
ininterrottamente ai Campionati Italiani Assoluti dal 1999 al 2013, affiancando progressivamente,
a partire dal 2009, l’attività di allenatore a quella di atleta.

Durante la sua carriera tecnica ha contribuito alla preparazione di numerosi atleti di livello nazionale e internazionale, tra cui Fabio Lombini, Fabio Scozzoli, Filippo Megli, Lisa Angiolini e Giorgia Romei.

Attualmente è docente nazionale FITRI per il settore nuoto. La sua formazione ingegneristica lo ha portato a sviluppare un metodo che integra biomeccanica, analisi del movimento, metodologia dell’allenamento ed esperienza maturata sul campo.
È autore del libro Swimbox – L’arte e la meccanica dello stile libero, il primo testo illustrato in lingua italiana dedicato alla biomeccanica applicata al nuoto.

Attraverso Swimbox Digital s.r.l. sviluppa contenuti, strumenti digitali e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di rendere la conoscenza avanzata del nuoto più accessibile e concretamente applicabile da nuotatori, triatleti, allenatori e professionisti del settore.

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About Giusy Cisale

Giusy Cisale

 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

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