A pochi giorni dall’inizio dei Campionati Europei di Parigi, emergono segnali di tensione all’interno della nazionale ungherese. Hubert Kos, campione olimpico e mondiale dei 200 dorso, ha criticato pubblicamente Kristof Milak per la possibile decisione di non partecipare alle staffette della squadra magiara.
Nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente ungherese M4Sport, Kos ha sottolineato quanto la presenza di Milak potrebbe cambiare le prospettive dell’Ungheria nelle gare a squadre.
“Aspetto con entusiasmo le staffette, vogliamo salire sul podio. Se abbiamo un Kristof Milak che, indipendentemente da quanto si sia allenato, riesce ancora a nuotare il miglior tempo mondiale nei 100 farfalla, allora potremmo essere capaci di qualsiasi cosa”, ha dichiarato.
Non è ancora arrivata una conferma ufficiale sul programma di Milak, ma dalle parole di Kos emerge la possibilità che il primatista mondiale dei 200 farfalla scelga di rinunciare completamente alle staffette oppure di selezionarle in base agli impegni individuali.
Il nodo della 4×100 mista
La questione riguarda soprattutto la 4×100 mista maschile. L’Ungheria non dispone di un ranista di primo livello internazionale nella squadra convocata e, secondo quanto riportato dai media nazionali, la federazione potrebbe persino decidere di non iscrivere la staffetta.
Kos ritiene però che la qualità presente nelle altre frazioni potrebbe comunque rendere competitivo il quartetto.
“Insieme a Nandor Nemeth e Kristof Milak potremmo costruire una buona 4×100 mista anche con un ranista non eccezionale. Penso che, se Kristof partecipasse e aggiungessimo Zsombor Petroczki nella rana, potremmo vincere l’oro”, ha spiegato.
Il riferimento è a una possibile formazione con Kos nel dorso, Zsombor Petroczki nella rana, Milak nella farfalla e Nandor Nemeth nello stile libero.
“Una persona non basta. Servono tre o quattro atleti e mi dispiace che non sia possibile. Cercheremo comunque di ottenere un buon risultato nella 4×100 stile libero.”
Due idee differenti della squadra
Kos si allena negli Stati Uniti sotto la guida di Bob Bowman e ha evidenziato la differenza tra la cultura delle staffette nel sistema NCAA e l’approccio che spesso caratterizza il nuoto ungherese.
Nel circuito universitario statunitense, le prove a squadre rappresentano uno degli elementi centrali delle competizioni. Secondo Kos, il valore di un grande campione non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso i risultati individuali.
“Credo che una persona diventi davvero una leggenda quando riesce a riunire una squadra attorno a sé. Questa è un’occasione persa, qualcosa che avremmo potuto costruire adesso.”
Kos ha ricordato anche i Giochi Olimpici di Parigi 2024, dove l’Ungheria avrebbe potuto essere competitiva nelle staffette con un maggiore coinvolgimento di Milak.
“Avremmo potuto avere una possibilità di medaglia anche alle Olimpiadi di Parigi, perché Kristof è semplicemente così forte che puoi metterlo in una frazione decisiva e lui batterà chiunque gli nuoti accanto.”
La parte più dura dell’intervista è arrivata quando Kos ha valutato apertamente il comportamento del compagno di nazionale.
“Sappiamo tutti che Kristof lavora in modo diverso e segue un percorso differente. Questo non toglie nulla al suo talento. Il fatto che non partecipi alle staffette non diminuisce il suo valore, ma è triste e dimostra che pensa soltanto a sé stesso e non alla squadra.”
Parole particolarmente significative considerando che, dopo le Olimpiadi del 2024, Milak aveva pubblicato sui social una fotografia insieme a Kos accompagnata dalla parola “campioni”, dopo gli ori conquistati da entrambi a Parigi.
L’ultimo contributo di Milak alle staffette
L’ultima grande manifestazione internazionale nella quale Milak ha gareggiato in staffetta risale agli Europei di Roma 2022. In quell’occasione contribuì all’oro dell’Ungheria nella 4×200 stile libero e all’argento nella 4×100 stile libero.
Nelle due successive competizioni internazionali disputate, gli Europei e i Giochi Olimpici del 2024, non ha invece preso parte ad alcuna staffetta.
La sua stagione 2026 ha comunque mostrato segnali importanti sul piano individuale. Dopo un anno lontano dalle competizioni, Milak è tornato ai Campionati Ungheresi di aprile, stabilendo i personali nei 50 stile libero con 21.76 e nei 50 farfalla con 23.03, oltre a nuotare 50.22 nei 100 farfalla, miglior tempo mondiale stagionale in quel momento.
Al Trofeo Settecolli ha poi stabilito il record ungherese dei 50 farfalla con 22.86, accompagnandolo con 47.89 nei 100 stile libero e 50.47 nei 100 farfalla.
Resta invece incerta la sua partecipazione ai 200 farfalla. Milak, primatista mondiale e campione europeo nelle ultime quattro edizioni, si è ritirato dalla finale dei Campionati Ungheresi e non ha più disputato la distanza. Un segnale che rende improbabile una sua presenza nella gara a Parigi.
Kos cerca il titolo europeo che gli manca
Mentre la situazione delle staffette resta in sospeso, Kos ha chiarito anche i propri obiettivi individuali.
Nonostante abbia già conquistato l’oro olimpico, due titoli mondiali in vasca lunga e uno in vasca corta nei 200 dorso, il titolo europeo è ancora assente dal suo palmarès.
“I Campionati Europei sono una competizione molto importante, indipendentemente dal fatto che io abbia già vinto Mondiali e Olimpiadi. Finalmente posso arrivare riposato e nuotare alla massima velocità.”
Il dorsista ungherese utilizzerà la manifestazione anche per ampliare il proprio programma in vista dei Mondiali e dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Tra le gare previste dovrebbe esserci anche il 200 farfalla.
“Non posso restare soltanto nei 200 dorso perché sono campione olimpico e mondiale. Non ho ancora vinto il titolo europeo e quindi devo riuscirci. È frustrante non avere ancora una vittoria agli Europei, ma cerco di concentrarmi su me stesso e di costruire consapevolmente le tre gare.”
Bowman gli ha più volte indicato come possibile obiettivo il record mondiale di Aaron Peirsol, ma Kos considera il 2028 come il momento nel quale tentare realmente l’assalto.
Alla vigilia degli Europei, l’Ungheria si presenta dunque con due delle individualità più forti del continente, ma anche con interrogativi profondi sulla capacità di trasformare quel talento in una squadra competitiva.
