La decisione di Hunter Armstrong di partecipare agli Enhanced Games ha immediatamente aperto un dibattito nel mondo del nuoto. Non tanto – o non solo – per la scelta di prendere parte alla controversa competizione, ma per il modo in cui il dorsista statunitense intende farlo: gareggiando senza utilizzare sostanze dopanti.
Il punto centrale diventa quindi un interrogativo nuovo per il sistema sportivo: è possibile partecipare agli Enhanced Games restando “clean” e continuare a inseguire l’obiettivo olimpico, fino a Los Angeles 2028?
La scelta di Armstrong: una questione economica
Nel podcast GMM con Mel Stewart, Armstrong ha raccontato un retroscena molto diverso dall’immagine tradizionale dell’atleta olimpico affermato.
Dopo l’oro e l’argento olimpico conquistati nel 2024, Armstrong si aspettava che i risultati garantissero stabilità economica. Invece la realtà è stata diversa: il principale sponsor non ha rinnovato il contratto e la sua situazione finanziaria è rapidamente cambiata.
L’atleta ha spiegato di essersi trovato improvvisamente senza la sicurezza economica che credeva di aver costruito dopo Parigi. Nel frattempo aveva acquistato una casa a Columbus, iniziando una vita adulta fatta di mutuo e responsabilità quotidiane. Quando il rinnovo promesso non è arrivato, la situazione è diventata complessa.
Per continuare ad allenarsi ha dovuto affiancare diversi lavori: ristrutturazioni immobiliari, coaching, insegnamento e altre attività. Ma, come ha raccontato, non erano sufficienti per sostenere la carriera sportiva ad alto livello.
In questo contesto è maturata la decisione di partecipare agli Enhanced Games.
La linea scelta: competere senza doping
Armstrong ha chiarito un punto fin dall’inizio: non utilizzerà sostanze dopanti.
Nel podcast ha ribadito che resterà nel registered testing pool e continuerà a essere sottoposto ai controlli antidoping. L’obiettivo è dimostrare che è possibile competere negli Enhanced Games rispettando comunque le regole del sistema antidoping internazionale.
L’atleta sostiene di aver studiato attentamente il regolamento di World Aquatics per verificare se la partecipazione, senza doping e senza uscire dal sistema dei controlli, possa essere compatibile con l’eleggibilità per le competizioni ufficiali.
Secondo la sua interpretazione, finché resta nel sistema di testing e non viola le norme antidoping, la partecipazione non dovrebbe automaticamente renderlo ineleggibile.
Ma la questione non è affatto chiusa.
L’incognita World Aquatics
Il problema è che il regolamento può essere interpretato in modi diversi.
World Aquatics ha già introdotto una norma che vieta la partecipazione ai propri eventi per gli atleti coinvolti negli Enhanced Games. Tuttavia Armstrong ritiene che quella regola si applichi soprattutto agli atleti che abbandonano il sistema antidoping o utilizzano protocolli di miglioramento farmacologico.
Lui, invece, non ha mai lasciato il testing pool e continua a essere controllato regolarmente dal 2021.
Nonostante ciò, la federazione internazionale non ha fornito una risposta definitiva sul suo caso.
In altre parole: Armstrong sta scommettendo sulla propria interpretazione del regolamento.
Il rischio personale e professionale
L’atleta è perfettamente consapevole dei rischi.
Nel podcast ha spiegato che un’eventuale squalifica non metterebbe a rischio solo la carriera agonistica, ma anche il suo lavoro nel mondo del nuoto: le clinic, il coaching e la possibilità di restare coinvolto con USA Swimming.
La decisione non riguarda quindi soltanto una gara o un premio economico, ma l’intera traiettoria della sua vita professionale.
Il caso Armstrong apre un precedente
Il caso Armstrong rappresenta probabilmente il primo vero test per capire come il sistema sportivo gestirà la nascita degli Enhanced Games.
Se l’interpretazione dell’atleta fosse accettata, potrebbe aprire una strada inedita: atleti che partecipano agli Enhanced Games senza doping, utilizzandoli come fonte di finanziamento per continuare la carriera olimpica.
Se invece World Aquatics decidesse che la sola partecipazione costituisce una violazione, il caso Armstrong potrebbe diventare un precedente destinato a chiudere rapidamente questa possibilità.
Nel frattempo, la domanda resta aperta.
E riguarda molto più di un singolo atleta: il futuro rapporto tra sport olimpico e nuovi circuiti professionali indipendenti.
