La World Anti-Doping Agency (WADA) ha lanciato un’indagine interna per individuare i responsabili della fuga di notizie riguardante i 23 nuotatori cinesi risultati positivi al trimetazidine nel 2021, episodio che aveva messo in crisi la credibilità dell’organizzazione.
L’iniziativa, rivelata dal canale pubblico tedesco ARD, porta il nome di Operation Puncture e avrebbe il via libera del presidente Witold Bańka e del direttore generale Olivier Niggli.
L’obiettivo dell’operazione, finanziata con fondi destinati alla lotta al doping, è chiarire come le informazioni sul “caso Cina” siano arrivate ai media. Tuttavia, associazioni come Human Rights Watch e Transparency International hanno espresso forte preoccupazione, denunciando i rischi per i potenziali informatori in un contesto – come quello cinese – notoriamente ostile ai whistleblower.
Il caso risale a Tokyo 2021, quando 23 atleti cinesi risultarono positivi a un farmaco cardiaco proibito. La CHINADA attribuì il fatto a una contaminazione alimentare e la WADA, ritenendo insufficienti le prove per un’azione disciplinare, decise di non ricorrere al Tribunale Arbitrale dello Sport.
La scelta, poi confermata dal rapporto del procuratore svizzero Eric Cottier, provocò dure critiche da parte dell’USADA e di diversi organismi sportivi internazionali.
Secondo la ARD, Operation Puncture è in corso da mesi, ma la WADA ha evitato di rispondere a domande su modalità e finanziamenti. Il direttore dell’intelligence Günter Younger ha dichiarato che lo scopo non è individuare gli informatori, bensì capire come sia avvenuta la fuga di notizie e con quali motivazioni.
Tuttavia, l’indagine solleva un paradosso: la stessa agenzia che dal 2017 promuove la piattaforma “SpeakUp!” per incoraggiare le segnalazioni anonime, ora appare concentrata nel rintracciare chi ha divulgato informazioni che hanno messo in discussione la sua trasparenza.
Il dibattito resta aperto: la WADA si difende rivendicando il proprio impegno per l’integrità e la protezione delle fonti, ma per molti osservatori la vicenda rappresenta un grave colpo alla fiducia pubblica nel sistema antidoping globale.
