Tornare in Acqua Dopo La Perdita di Una Persona Amata. Il Nuoto Salva

Ho deciso di condividere con voi la storia di Lexie Lupton.

Quando la vita ci porta via una persona che amiamo il dolore è totalizzante. Nulla viene visto come priorità.

Spesso si vuole soltanto naufragare nel proprio dolore, non riuscendo a vedere un minimo spiraglio.

Potete leggerla in lingua originale qui

La Storia di Lexie

All’epoca avevo 16 anni e il nuoto era la priorità delle mie priorità. 

Tuttavia, di tutte le cose che sembravano impossibili da fare dopo aver perso mio padre, il nuoto era in cima alla lista.

Qualcosa che in precedenza aveva portato così tanto amore e valore improvvisamente veniva sentito insignificante. Ogni motivazione per tornare in acqua era prosciugata. Non trovavo più uno scopo nello sport. 

Dopo diversi tentativi falliti di completare un allenamento ho deciso che volevo smettere. 

Ho trascorso un’estate lontana dalla piscina, ma non riuscivo a smettere di pensare a quanto mio padre amava il fatto che io nuotassi.

A settembre quindi decisi di ritornare in acqua. Mio padre non avrebbe mai voluto che io rinunciassi a qualcosa che amavo.

Il nuoto diventò la mia via di fuga

In modo lento e graduale era diventata la fuga dall’assenza di mio padre. 

C’erano delle volte durante l’allenamento che i pensieri tornavano a papà. In quei momenti mi fermavo perchè le lacrime non mi lasciavano continuare. Salivo sul ponte della piscina a sfogarmi con il mio allenatore. Altre volte uscivo di fretta dalla porta senza dire nulla.

Fu allora che il mio allenatore mi propose una regola.

La Regola dei 10 minuti

La regola dei dieci minuti consisteva nel fermarmi, andare nello spogliatoio e restare lì per 10 minuti. In quel lasso di tempo potevo piangere, strillare, sfogarmi. Poi dovevo tornare in acqua e riprendere il lavoro.

La mia routine della “regola dei 10 minuti” nei giorni in cui lottavo contro il dolore era: uscire, sedermi sotto la doccia, piangere / urlare / qualunque cosa avessi bisogno di fare, e poi tornare indietro e finire l’allenamento. Nel corso del tempo, ho lavorato fino a quando non avevo più bisogno della regola dei 10 minuti. 

Un nuovo scopo

Nuotare per mio padre era diventato l’unico scopo.

Per lui mi ero rituffata in acqua ogni giorno. Per lui volevo raggiungere i miei obiettivi. Nuotavo per questo ogni giorno, ad ogni allenamento.

Con la combinazione del mio allenatore, della mia famiglia, degli amici e della famosa “regola dei 10 minuti”, lo sport che ho quasi abbandonato è diventato l’unico motivo per cui sono riuscita a farcela.

Non sono sicura di dove sarei ora senza il nuoto. Ogni giorno sono grata che non mi sia stato permesso di cadere vittima del dolore e di smettere di nuotare.

Fino ad oggi, questo sport ha continuato a portare persone e opportunità incredibili nella mia vita che altrimenti non sarebbero mai accadute.

Il miglior consiglio che potrei dare a chiunque stia lottando per tornare a questo sport dopo aver perso qualcuno che ha amato è:

  1. Non aver mai paura di chiedere aiuto. 
  2. Sii sempre onesto quando qualcuno ti chiede come stai.
  3. Non arrenderti fino a quando non provi la regola dei 10 minuti.

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About Giusy Cisale

Giusy Cisale

Ha frequentato il Liceo Classico "T.L. Caro" dove era impegnata nella redazione della rivista scolastica. Nel 2002 è tra le più giovani laureate in Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli (ITA). Inizia il percorso di Avvocato Civilista, conseguendo nel 2006 l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. Si avvicina al nuoto quasi per caso, …

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