Reaction Time E Partenza Nel Nuoto: Perché Non Basta Essere I Più Veloci Al Segnale

Giusy Cisale
by Giusy Cisale 0

February 23rd, 2026 Italia

Articolo in inglese di Olivier Poirier-Leroy

Nel nuoto sprint la reaction time è spesso utilizzata come riferimento immediato per valutare l’efficacia della partenza, ma le analisi biomeccaniche e le ricerche scientifiche dimostrano che rappresenta solo una componente del processo. Una partenza veloce non dipende esclusivamente da quanto rapidamente l’atleta lascia il blocco dopo il segnale, bensì da una sequenza complessa di fattori biomeccanici e tecnici che determinano la velocità fino ai 15 metri.

Uno studio che ha analizzato le finali mondiali tra il 2003 e il 2015 ha evidenziato come le differenze nella reaction time possano teoricamente influenzare il risultato finale solo in una piccola percentuale delle gare sprint, mentre il parametro realmente determinante per valutare l’efficacia dello start è il tempo ai 15 metri, che incorpora tutte le fasi della partenza: spinta sul blocco, fase di volo, ingresso in acqua, traiettoria subacquea e breakout.

Ricerche più recenti sui nuotatori di alto livello hanno identificato i principali fattori che predicono partenze rapide:

  • quantità totale di lavoro prodotto sul blocco,
  • potenza generata nella fase di spinta,
  • velocità orizzontale al distacco,
  • capacità di accelerazione iniziale.

La reaction time, pur misurata, non risulta tra i principali predittori della velocità ai 15 metri. Questo perché il tempo trascorso sul blocco è solo una parte della cosiddetta block phase, una sequenza coordinata di produzione della forza in cui prima interviene la gamba posteriore, poi il contributo della parte superiore del corpo e successivamente i picchi di forza orizzontale delle gambe, generando la velocità di uscita decisiva per lo start.

Le analisi delle finali olimpiche recenti confermano questa dinamica: atleti con reaction time più rapide non sono necessariamente quelli che raggiungono per primi i 15 metri, grazie all’efficacia della spinta, della traiettoria di entrata e della fase subacquea.

Reaction Time vs Start Performance

Un esempio concreto arriva dalle Olimpiadi di Parigi, dove la reaction time più veloce non ha coinciso con i migliori tempi ai 15 metri, confermando come l’efficacia della partenza dipenda dall’intera sequenza dello start e non soltanto dal tempo di reazione.

Nel settore maschile, Cam McEvoy è stato il più rapido a lasciare il blocco, ma non il primo a raggiungere i 15 metri:

Atleta Reaction Time Split 15 m
Caeleb Dressel 0.63 4.97
Cam McEvoy 0.56 5.11

Lo stesso scenario si è verificato nella gara femminile, dove Sarah Sjöström ha registrato una reaction time più veloce rispetto a Gretchen Walsh, senza però ottenere il miglior tempo ai 15 metri:

Atleta Reaction Time Split 15 m
Gretchen Walsh 0.75 5.88
Sarah Sjostrom 0.61 6.00

Questi dati mostrano chiaramente come la reaction time rappresenti solo una componente della fase di partenza: la velocità fino ai 15 metri, influenzata dalla potenza sul blocco, dalla traiettoria di ingresso e dalla qualità della fase subacquea, risulta un indicatore molto più affidabile per valutare la reale efficacia dello start.

Quanto Conta Davvero La Reaction Time?

La reaction time mantiene comunque un ruolo rilevante — un ritardo significativo sul blocco comporta inevitabilmente uno svantaggio — ma non è l’elemento decisivo. La qualità complessiva della spinta, la velocità di uscita e la capacità di mantenere l’accelerazione fino al breakout sono fattori che incidono in misura molto maggiore sulla prestazione finale della partenza.

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 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

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