La pubblicazione dei nuovi criteri di qualificazione olimpica di World Aquatics ha aperto la strada a diverse riflessioni. Ieri abbiamo analizzato nello specifico come l’introduzione dei 50 metri valorizzi in realtà non i velocisti puri, ma chi è in grado di testarsi e di essere competitivo su più distanze, valorizzando il lavoro tecnico dell’intero quadriennio.
Oggi, vogliamo proporvi un’analisi più generale, che riguarda l’assetto complessivo del nuoto ai Giochi.
È in questo quadro che emerge un dato che non può passare inosservato: il progressivo calo del numero di atleti ammessi alle Olimpiadi.
Nel 2000, alle Olimpiadi di Sydney, gli atleti iscritti al nuoto erano 1026. A Londra 2012 il numero era sceso a 950, a Rio 2016 erano 900, a Tokyo 2020 (disputata nel 2021) 878, e a Parigi 2024 ancora meno, 852. Per Los Angeles 2028 il totale sarà di 830.
In ventotto anni la riduzione è stata del 19%, nonostante lo sport sia cresciuto in tutto il mondo, con più eventi e più nazioni coinvolte.
Il confronto con l’atletica è significativo: la regina dei Giochi ha perso posti nello stesso periodo, ma in misura inferiore, con un calo del 12%. Se il nuoto avesse seguito lo stesso trend, a Los Angeles avrebbe circa 903 atleti, non 830.
La conseguenza è chiara: meno opportunità per nuotatori di alto livello di partecipare ai Giochi, e una riduzione della profondità delle batterie e delle semifinali, come già si è notato nel passaggio da Londra 2012 a Parigi 2024.
World Aquatics ha fissato a 830 il numero complessivo di nuotatori ammessi a Los Angeles 2028. Si tratta di un tetto rigido: non si potrà andare oltre. Nello stesso tempo, però, è previsto un aumento delle nazioni presenti, che saliranno a circa 194 Comitati Olimpici Nazionali, contro i 189 di Parigi 2024.
Per garantire la partecipazione di tutti questi Paesi, sarà necessario riservare più spazi alle cosiddette “quote di universalità”, ossia i posti destinati ad atleti provenienti da nazioni che non hanno qualificati attraverso i tempi limite. Rispetto a Parigi, queste quote saranno almeno dieci in più.
Il paradosso è evidente: se da un lato cresce il numero delle bandiere rappresentate, dall’altro il totale degli atleti rimane bloccato.
Questo significa che a pagare il conto saranno i nuotatori con tempi di livello internazionale, che rischiano di restare esclusi per far posto a chi entra grazie al principio di universalità.
Il principio rimane lo stesso: garantire la presenza di più Paesi possibili nel programma olimpico. Ma il paradosso resta evidente: mentre il numero di nazioni aumenta, il numero complessivo degli atleti cala, e i posti disponibili per chi raggiunge i tempi limite si riducono progressivamente.
