Tra le acque torbide e calde di Singapore, Tayla Martin si prepara a tuffarsi nella sua prima finale mondiale nei 5 km in acque libere. Ha 26 anni e per la prima volta indossa la divisa della nazionale australiana. Ma sotto la cuffia, c’è molto di più: c’è una storia di resilienza, accettazione e rinascita. E sì, c’è anche una testa nuda. Senza capelli, senza filtri, senza più vergogna.
“È il mio piccolo superpotere“, ha dichiarato Martin all’emittente australiana ABC News, che le ha dedicato un ampio ritratto. Perché Tayla è affetta da alopecia, una malattia autoimmune che attacca i follicoli piliferi. L’ha scoperto a 10 mesi, e da allora non ha mai conosciuto una versione di sé diversa da quella che oggi definisce con fierezza “parte di chi sono”.
Ma non è stato semplice arrivarci.
“L’adolescenza è stata dura. Volevo essere come le altre. Guardavo le principesse, e tutte avevano i capelli. A scuola mi sentivo l’unica diversa”, ha raccontato Martin. L’immagine corporea, la percezione di sé, la paura di non essere amata: un fardello troppo pesante per una bambina che voleva solo nuotare.
Poi è arrivato l’amore, quello vero, con il compagno Phoenix, che l’ha aiutata a credere che essere diversa non è un difetto. E c’è stato l’incontro decisivo con il tecnico Chris Nesbit, al Carlile Club di Sydney: “È la cosa migliore che mi sia capitata. Mi ha fatto credere in me”.
Martin si è affacciata al nuoto in acque libere quasi per caso, da adolescente. La prima volta ha pianto dall’inizio alla fine. Ma in quelle acque sporche e confuse ha trovato la sua via: “Non mi piace mettere pressioni su me stessa. Quando mi godo il momento, rendo meglio”.
A Singapore gareggerà non solo nei 5 km ma anche nella nuova gara knockout dei 3 km. Ha già dimostrato di poter sorprendere: a febbraio, nella World Cup in Egitto, ha chiuso 15ª nella 10 km, davanti a nomi affermati come la compagna di squadra Maddy Gough.
Ma sarà anche la più “fresca” della squadra australiana, con la sua prima convocazione arrivata a un’età inusuale per una distanza tanto esigente. “È una tardiva, ma con un cuore enorme”, ha detto il coach Nesbit. “Ha una determinazione che non vedi nei nuotatori da vasca. E in acque libere serve: devi navigare, essere colpita, spinta… e non puoi rispondere”.
Il caldo torrido di Singapore sarà un fattore. L’acqua a 30 gradi metterà tutti alla prova, ma Martin è pronta a giocare la carta inaspettata: togliersi la cuffia subito dopo il via, per disperdere meglio il calore. “Lo faccio in gara. Mi aiuta. È il mio superpotere”.
In un mondo sportivo ancora ossessionato dai modelli estetici, Tayla Martin porta in acqua una narrazione diversa, necessaria. Una che parla di forza mentale, accettazione e rispetto per sé stessi. E lo fa nuotando. A testa scoperta.
Fonte dichiarazioni: ABC.net Australia – Sport Section
