Thomas Ceccon: “Allenarmi Con La Musica Dell’Aquagym Non È Ideale Per Preparare Le Olimpiadi”

Tra una stagione olimpica alle spalle e un nuovo ciclo che conduce verso Los Angeles 2028, Thomas Ceccon torna a parlare del proprio percorso sportivo e delle sfide che attendono il nuoto internazionale. Il primatista mondiale dei 100 metri dorso (51.60) ha raccontato in un’intervista a La Repubblica, raccolta da Emanuela Audisio, come sta vivendo questa fase di transizione della carriera, tra nuove esperienze di allenamento, riflessioni sul ruolo degli atleti e uno sguardo critico sulla realtà del nuoto professionistico.

Nel corso dell’inverno Ceccon è tornato ad allenarsi in Australia, lavorando con il gruppo guidato da Dean Boxall, una delle realtà tecniche più riconosciute del nuoto mondiale.

“È stata un’esperienza bella ma molto impegnativa”, ha spiegato Ceccon. “Gli australiani dedicano molto più spazio alla preparazione atletica: palestra, corsa, spinning. Quest’anno ho cercato di essere più autonomo, ho preso casa, cucinavo e guidavo. Mi è servito, ma penso che per me sia stato l’ultimo periodo lì”.

Nell’intervista a La Repubblica, Ceccon racconta anche un episodio più quotidiano che riguarda la piscina dove si allena a Verona.

Il campione azzurro condivide infatti parte degli spazi con corsi di aquagym, una situazione che a volte rende meno semplice la concentrazione durante le sessioni di allenamento.

“Condivido la piscina con tre gruppi di signore che alle 9.30 entrano per fare aquagym”, racconta Ceccon. “Non voglio essere maleducato, ma il loro programma prevede anche la musica alta. E a me, mentre mi alleno, deconcentra molto. Questa cosa va cambiata: non posso prepararmi così per le Olimpiadi”.

L’episodio, raccontato con una punta di ironia, diventa anche l’occasione per sottolineare un tema più ampio: la difficoltà, per molti nuotatori di alto livello, di trovare spazi adeguati per allenarsi nelle piscine italiane.

La Fragilità Degli Atleti

Nell’intervista il nuotatore azzurro affronta anche il tema della pressione che accompagna lo sport di alto livello, commentando l’episodio dello sciatore norvegese che, dopo una gara negativa, si era rifugiato nel bosco per restare lontano dalle telecamere.

“Quando qualcosa va storto, un atleta può avere bisogno di restare da solo”, ha spiegato. “Quattro anni di lavoro possono svanire in pochi secondi”.

Il riferimento rimanda anche alla sua esperienza alle Olimpiadi di Parigi, quando una fotografia che lo ritraeva disteso sotto una panchina divenne virale.

“Non era una protesta. Avevamo nuotato male la staffetta e avevo bisogno di riordinare i pensieri”.

Versatilità E Programma Di Gare

Guardando alla nuova stagione, Ceccon ha spiegato di voler utilizzare le prime gare internazionali per definire meglio il proprio programma tecnico.

“Voglio capire quali gare aggiungere o togliere. Mi piace l’idea della versatilità, un po’ come faceva Michael Phelps. Tifo per chi riesce a nuotare più specialità, non solo per gli specialisti”.

Il dorso resta naturalmente il punto di riferimento, ma Ceccon non esclude incursioni anche nella farfalla e nelle staffette.

“Vedremo cosa tenere e cosa cambiare tra dorso e delfino. L’obiettivo a lungo termine resta Los Angeles”.

Allenamento E Libertà

Nel dialogo con Audisio emerge anche una riflessione sul rapporto tra atleta e allenatore.

“Non credo nei sistemi troppo rigidi”, ha spiegato. “Serve dialogo. Siamo ragazzi e dobbiamo trovare piacere in quello che facciamo, non solo sacrificio”.

Ceccon ha citato anche l’esempio di Sara Curtis, che ha scelto di trasferirsi negli Stati Uniti per allenarsi alla University of Virginia.

“Cambiare ambiente richiede coraggio, ma conoscere realtà diverse può aiutare a crescere”.

Il Paradosso Del Nuoto

La parte finale dell’intervista è dedicata a un tema caro a molti nuotatori: la visibilità e le risorse economiche di questo sport.

“Il nuoto resta un mondo piccolo”, ha osservato Ceccon. “Ci sono pochi sponsor e pochi investimenti”.

Il campione azzurro cita anche un esempio italiano.

“A Milano si discute molto di un nuovo palazzo del ghiaccio, ma pochi fanno notare che manca una piscina olimpica da 50 metri. La stanno costruendo, ma per ora non c’è”.

La riflessione finale riassume bene il pensiero del primatista mondiale:

“Noi al nuoto dedichiamo gli anni migliori della nostra vita. A volte mi chiedo quanto questo venga restituito”.

In This Story

0
Leave a Reply

Subscribe
Notify of

0 Comments
newest
oldest most voted

About Giusy Cisale

Giusy Cisale

 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

Read More »