Rowdy Gaines: “Michael Phelps Ha Ragione – E Nemmeno Io Mi Tiro Indietro”

Giusy Cisale
by Giusy Cisale 0

August 06th, 2025 Italia

Quando Michael Phelps parla, il mondo del nuoto farebbe bene ad ascoltare.

La scorsa settimana, ha pubblicato un’immagine simbolica sui social: una lapide con inciso “Call it a funeral, or call it a fresh start. We’ve got 3 years” – “Chiamatelo un funerale, o una nuova partenza. Abbiamo tre anni”. Non era un post acchiappaclick. Era un messaggio. Un avvertimento. Un appello, lanciato dalla più grande leggenda del nostro sport. No, dalla più grande leggenda dello sport.

E io sono con lui.

Quando una figura come Phelps prende la parola, vale la pena fermarsi e ascoltare. Non per il numero di medaglie, ma perché conosce le pulsazioni profonde di questo sport come pochi altri al mondo.

La sua immagine, quella lapide, non era una resa. Era un segnale: è il momento di ricostruire, con visione, o rischiamo di perdere ciò che rende grande il nuoto americano.

Non È Un Attacco Agli Atleti

Chiariamo subito: non stiamo puntando il dito contro gli atleti. Al contrario. Da cinquant’anni sono uno dei loro sostenitori più convinti. Ma io e Michael stiamo dicendo ciò che molti già pensano: qualcosa nel sistema non funziona. E se non lo sistemiamo ora, rischiamo di smarrire la cultura d’eccellenza che ha costruito il mito di Team USA.

Non è una critica a chi va in acqua. È proprio perché crediamo in loro che chiediamo di più da chi dovrebbe sostenerli.

La verità è sotto gli occhi di tutti: la struttura che guida USA Swimming non sta funzionando come dovrebbe. E se non si interviene ora, sarà troppo tardi per salvare ciò che ha reso questa squadra la potenza globale che è stata.

Non Si Parla Di Un Solo Mondiale

Sì, la squadra ha lottato contro la malattia. Io e Jason Knapp lo abbiamo detto più volte in diretta. Gli atleti hanno dato tutto, in condizioni difficili, lontano da casa, in un anno post-olimpico. Sono stati forti, tenaci.

E sì – gli Stati Uniti hanno chiuso in testa al medagliere. Va celebrato, ovviamente. Ma non dobbiamo confondere un buon risultato con la salute del sistema. Il numero di medaglie non ci dice tutto. Se ci limitiamo a guardare il tabellone, rischiamo di non accorgerci delle crepe che stanno sotto la superficie.

Il vero problema è il vuoto.

USA Swimming è da un anno senza un amministratore delegato. Non è una semplice dimenticanza. È un fallimento della leadership. Ed è proprio questo che Michael e io stiamo denunciando.

La sua non è stata un’esagerazione. È stato un campanello d’allarme.

I Nostri Club. I Nostri Allenatori. La Nostra Cultura.

Gli atleti ci sono. Gli allenatori fanno il loro lavoro. E i club – il cuore pulsante del nuoto americano – continuano a crescere talenti di livello mondiale.

Non sono loro ad aver fallito. È il sistema attorno a loro ad averli lasciati soli.

Ci sono persone straordinarie dentro USA Swimming. Lo voglio dire chiaramente. Compreso il nuovo Direttore della Squadra Nazionale. A Coach Greg Meehan, che ha guidato la squadra ai Mondiali in condizioni estreme, va il mio massimo rispetto.

Ma sono stati lasciati senza guida. Senza un piano. Senza un supporto concreto. È qualcosa che scoraggia. Demoralizza.

E non se lo meritano.

Se Sei Nel Board, È Il Momento Di Agire

Se fai parte del consiglio direttivo di USA Swimming e stai leggendo queste parole, permettimi una domanda diretta:

Credi davvero che siamo dove dovremmo essere?

Se la risposta è no – allora agisci. Con coraggio. Con trasparenza. Subito.

Non È Una Questione Di Michael – Ma Di Questo Momento

Io e Michael ci sentiamo quasi ogni giorno da un anno. Non per parlare di politica o notizie, ma per capire come aiutare questo sport, e gli atleti che amiamo.

Non ha pubblicato quel messaggio per farsi notare. Non ha nulla da guadagnare. L’ha fatto perché ci tiene. Perché non può restare a guardare mentre lo sport che ha reso grande perde la rotta.

Nemmeno io posso.

Non è stata una decisione facile, portare tutto questo allo scoperto. Ma il tempo del silenzio è finito. Qui non si parla di polemiche. Si parla di responsabilità. Di urgenza. Di farci trovare pronti quando, nel 2028, i Giochi Olimpici torneranno a casa nostra.

Non solo per vincere. Ma per mostrare al mondo cosa rende grande il nuoto americano.

Sia Chiaro

Alcuni hanno frainteso una parola che ho usato in un’intervista all’Associated Press – “entitlement”, presunzione. L’hanno presa fuori contesto. Non stavo accusando gli atleti. Parlavo di un atteggiamento, di un mindset.

Quello spirito che per generazioni ha accompagnato chi indossava la bandiera a stelle e strisce. Non era arroganza. Era convinzione. La convinzione che Team USA sarebbe sempre stato all’altezza. E per decenni è stato così.

Nel 1984 lo avevo anch’io, quello spirito. Ma il mondo ha raggiunto il nostro livello. Oggi, tanti dei migliori nuotatori internazionali si allenano qui, negli Stati Uniti. La competizione è più forte. Più affamata. Non è una sconfitta. È la realtà. E più in fretta la accetteremo, più in fretta torneremo a scalare.

Los Angeles 2028: Un’Olimpiade Che Capita Una Sola Volta

So cosa vuol dire vivere un’Olimpiade in casa. L’ho vissuta nel 1984, proprio a Los Angeles. E ho avuto l’onore di salire sul podio più alto, davanti al mio pubblico. Quel momento mi ha cambiato la vita.

La maggior parte degli atleti non ha mai quell’occasione. Nemmeno Michael l’ha avuta. Questa generazione, sì. Una sola volta. E mai più.

Non possiamo sprecarla. Lo dobbiamo a loro. E ai bambini che ci guarderanno dalle tribune, dallo schermo o dal bordo della piscina del loro quartiere.

Non È Troppo Tardi — Ma Il Tempo Corre

Possiamo ancora cambiare le cose. Ma non con le scuse. Non aspettando. Non restando in silenzio.

Facciamolo. Insieme.

Rowdy Gaines

Il Contesto: Cosa Sta Accadendo a USA Swimming?

Dopo i Mondiali di Nuoto di Singapore 2025, conclusi con il primo posto degli Stati Uniti nel medagliere, si è aperta una discussione molto accesa oltreoceano sulla reale salute del movimento americano. A innescare il dibattito è stato Michael Phelps, con un post diventato virale: un meme con una lapide e la scritta “Chiamatelo funerale, o nuova partenza. Abbiamo tre anni”, chiaro riferimento all’Olimpiade di Los Angeles 2028.

Un messaggio che è suonato più come un grido d’allarme che come una provocazione. Phelps non ha criticato gli atleti, ma la struttura che guida USA Swimming, segnalando l’assenza di leadership e di una visione a lungo termine.

Al suo fianco si è schierato anche Rowdy Gaines, storico campione olimpico e voce della NBC. Una riflessione accorata, rivolta al sistema e a chi ne tiene le redini, con l’obiettivo di riportare il nuoto americano alla sua essenza: un modello non solo di medaglie, ma di identità e cultura sportiva.

Lo scorso 2 Agosto, Rowdy Gaines aveva rilasciato all’Associated Press un’intervista nella quale esponeva il suo punto di vista su vari aspetti del nuoto statunitense.

Il bersaglio è chiaro: la leadership di USA Swimming, o meglio la sua assenza. “Sono passati quasi 340 giorni senza un CEO. Potete immaginare un’azienda senza amministratore delegato per un anno intero?”, ha dichiarato Gaines, sottolineando come la mancanza di direzione stia pesando sul rendimento complessivo della squadra. “È una grande lotta. Non possiamo far finta che sia solo un momento passeggero.”

Meehan, la scelta giusta nel posto sbagliato

Pur confermando la fiducia nel nuovo direttore della nazionale Greg Meehan, che ha definito “una scelta solida e capace, con una calma ammirevole e una carriera di successo a Stanford”, Gaines ha evidenziato le difficoltà del contesto: “Sta camminando in un campo minato”.

Il ritiro in Thailandia e la mentalità dei giovani

Tra i punti più discussi, la critica alla scelta della Thailandia come sede del pre-ritiro: “Non ha senso. Si possono citare le malattie, l’inesperienza, ma anche la logistica è stata discutibile”.

Poi un passaggio che ha acceso il dibattito: “In alcuni casi si percepisce un senso di diritto — come se partecipare ai Mondiali equivalga automaticamente a entrare in finale, senza necessariamente fare tutto ciò che serve per arrivarci. Serve più concentrazione sull’obiettivo.”

“Non è la fine del mondo, ma serve un reset”

Nel finale, Gaines chiarisce la sua posizione: non è un allarme catastrofista, ma un invito alla responsabilità. “Serve una leadership forte. Chiunque venga scelto come CEO dovrà guidare un cambiamento profondo. Non credo che il cielo ci stia cadendo addosso, ma è tempo di un reset.”

Che sia Gaines a esporsi — proprio lui, volto istituzionale della NBC e già ambasciatore di USA Swimming — segna un punto di svolta nel dibattito interno al nuoto americano.

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 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

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