L’ex primatista mondiale Akihiro Yamaguchi è tornato a far parlare di sé: 2:08.29 nei 200 rana, a soli 17 centesimi dal record Master. Un risultato che riapre il dibattito sul mondo Master: due categorie — ex agonisti e amatori — per bilanciare competizione e passione?
Il ritorno in vasca di Akihiro Yamaguchi ha riacceso una vecchia discussione che attraversa il movimento Master: quella sull’equilibrio — sempre più sottile — tra prestazione e passione, tra chi ha un passato da campione e chi, invece, nuota solo per la sfida personale.
Il giapponese, ex primatista mondiale dei 200 rana, ha chiuso la distanza in 2:08.29, a soli 17 centesimi dal World Masters Record (2:08.12) dell’americano Brandon Fischer. Un tempo straordinario per un atleta di 31 anni, che non compete più da professionista ma che, evidentemente, non ha mai smesso di allenarsi con rigore.
Yamaguchi, lo si ricorderà, aveva stabilito nel 2012 — ancora diciassettenne — il record del mondo in vasca lunga con 2:07.01, un crono che lo proiettò all’improvviso nell’élite mondiale della rana. Quell’anno, vinse l’oro ai Campionati Pan Pacifici Juniores in 2:08.03, prima di stabile il Record del Mondo appena un mese dopo.
Da allora, il Giappone ha prodotto una generazione di ranisti formidabili — da Shoma Sato a Ippei Watanabe, fino a Shin Ohashi — ma il nome di Yamaguchi resta simbolo di un talento precoce e di una carriera tanto breve quanto intensa.
Il suo tempo da Master ha però riaperto un tema di fondo: ha senso far competere nella stessa categoria chi ha un passato olimpico o mondiale e chi ha scoperto il nuoto a quarant’anni?
Da più parti si propone da tempo una distinzione tra due anime del movimento Master:
- una dedicata agli ex agonisti, capaci di mantenere livelli prestativi altissimi anche oltre i trent’anni;
- e una riservata agli amatori puri, per i quali il traguardo non è il cronometro ma la soddisfazione di migliorarsi e appartenere a una comunità.
Il caso Yamaguchi è emblematico: un ex professionista che, pur nel contesto Master, continua a nuotare tempi di valore tecnico assoluto. E se da un lato questi risultati offrono visibilità e ispirazione, dall’altro rischiano di accentuare la distanza con chi si avvicina al nuoto solo per passione.
La riflessione resta aperta: i Master sono una continuazione dello sport d’élite o una terra di incontro per tutti?
Forse la risposta sta proprio nell’equilibrio tra i due mondi — quello della performance e quello dell’emozione — entrambi legittimi, entrambi necessari per mantenere viva l’anima del nuoto oltre ogni età.
