La Piscina Piú Bella Del Mondo: Dieci Anni Da Roma ’09

La piscina più bella del Mondo?

Potete chiedere a chiunque.

Qualunque nuotatore sulla terra vi risponderà allo stesso modo.

 E se qualcuno per caso non dovesse rispondere il Foro Italico, allora, forse quel qualcuno non c’è mai stato.

Per quello che ne so io, la mia generazione e molte generazioni prima della mia, il Foro è un luogo che potrebbe anche essere sempre esistito. Probabilmente ci hanno costruito Roma attorno.

In realtà, eretto in occasione delle Olimpiadi del ’60, lo Stadio del Foro Italico è il prolungamento del vero e proprio “foro mussoliniano” (1930). Di quest’ultimo fa parte tra l’altro la celebre Piscina dei Mosaici tanto suggestiva quanto dolorosa alle piante dei piedi.

Come accade per tutti i quadri più belli è la cornice a farne risaltare lo splendore.

Un corollario di alberi che abbraccia la struttura. Se la si guarda affacciati dalle tribune sembra scavata nel cuore della capitale. Sembra ergersi fino al cielo se si sbuca dal tunnel che porta alle vecchie Terme.

È rimasta tra le pochissime piscine che ospitano eventi internazionali ad essere ancora a cielo aperto. Ad essere romanticamente in balia del sole cocente e delle piogge torrenziali.

Ma né questi né altri mille motivi basterebbero a giustificare quel brivido che si prova scendendo le scale della tribuna Monte Mario, attraversando lo scheletro dell’impianto.

La chiave per capire il perché di tanta magia non è in nessuna delle singole parti della struttura, siamo noi.

Perché ciascuno di noi conserva dei ricordi personalissimi di questa vasca.

Ricordi che ci hanno reso gli atleti che siamo.

Non sto parlando solo di super prestazioni, è una vasca veloce certo ma non significa che si vada sempre forte. Quello che accomuna i nuotatori italiani (e non) nell’ultimo decennio è un proprio ricordo del Mondiale dei Record.

L’edizione dei costumi gommati.

Roma 2009.

Dieci anni fa oggi.

Lo Stadio era agghindato a festa e pronto ad accogliere la più memorabile tra le edizioni dei Campionati del Mondo.

Alcuni di noi erano li, i più fortunati in acqua ed è superfluo parlare dei loro, di ricordi.

Altri sugli spalti, 12.000 spettatori con lo sguardo rivolto ai blocchetti di partenza.

Altri ancora, come me, hanno seguito le gare da casa con gli occhi incollati al televisore.

E chiunque all’epoca fosse troppo giovane per godere di quello spettacolo, sono sicura che conservi il ricordo di un racconto fatto da chi ha vissuto quei momenti.

Quarantadue record del mondo.

E’ un numero che conosciamo ormai tutti e su quanto la tecnologia dei costumi abbia condizionato questo dato si è discusso fin troppo a lungo.

Ricordo un jingle dedicato, suonava ogni volta che veniva siglato un nuovo WR, spesso lo si poteva sentire fin dalle batterie del mattino. Ho visto gente delusa al termine di quelle finali nelle quali il neo campione iridato non aveva abbassato il precedente limite risultando mediocre agli occhi del pubblico.

In otto giorni di gare tra le corsie si sono susseguiti talmente tanti scontri tra titani e prestazioni sensazionali che ognuno può scegliere il suo preferito e metterlo come immagine copertina dell’album delle memorie.

La mia scelta ricade su un’immagine sfigurata in viso e non porta la medaglia d’oro al collo.

Non ha fatto risuonare il jingle del WR e nemmeno scatenato il boato del pubblico romano.

Felipe Franca da Silva l’anno prima si era qualificato per i suoi primi Giochi Olimpici per difendere i colori verde oro del Brasile.

Non fu una grande spedizione la sua, conclusasi subito dopo le batterie dei 100 rana.

Un anno dopo lui è lì.

Era alla partenza di quel mondiale che sembra poter regalare un sogno a tutti, campioni vecchi e campioni nuovi. Felipe non incarna fisicamente lo stereotipo del nuotatore, tutt’altro.

Ma l’energia accumulata in quei possenti quadricipiti lo lancia al secondo posto dei 50 rana, alle spalle di Cameron Van Der Burgh. Quest’ultimo, che ha vinto e portato il record del mondo a 26.67, sorride.

Il sudafricano sembra un po’ sorpreso dopo aver toccato la piastra.

Si gode sobriamente qualche minuto dopo il suo momento sul gradino più alto del podio.

Ed è proprio mentre rintocca l’inno del dedicato al campione che si dipinge il mio personalissimo frame di Roma ’09.

È Franca da Silva a piangere a dirotto.

Si copre il viso con le mani quasi a vergognarsi di manifestare un’emozione così forte.

Come se non fosse concesso se non sei tu l’atleta con la medaglia dal colore più brillante. Piange come fanno i bambini, grande grosso e accartocciato su se stesso.

Cosa ci fosse di preciso nascosto dietro a quelle lacrime noi non lo sappiamo.

Ma nel mezzo di un evento surreale, dove si era persa l’oggettiva percezione delle prestazioni che si stavano compiendo davanti ai nostri occhi, Franca da Silva mi ha riportato per un attimo alla realtà.

Alla gioia incontenibile di chi sta stringendo il suo argento perfetto.

 

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About Aglaia Pezzato

Aglaia Pezzato

Cresce a Padova e dintorni dove inizialmente porta avanti le sue due passioni, la danza classica e il nuoto, preferendo poi quest’ultimo. Azzurrina dal 2007 al 2010 rappresenta l’Italia con la nazionale giovanile in diverse manifestazioni internazionali fino allo stop forzato per due delicati interventi chirurgici. 2014 Nel 2014 fa il suo esordio …

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