Gli Atleti Rispondono Al CIO: Da McEvoy A Richards, Si Riapre Il Dibattito Sul Denaro Olimpico

Le parole della neo-presidente del CIO Kirsty Coventry continuano a generare reazioni nel mondo dello sport. Dopo aver dichiarato di non credere nel pagamento diretto degli atleti ai Giochi Olimpici, la due volte campionessa olimpica dello Zimbabwe ha provato a chiarire la propria posizione attraverso un messaggio pubblicato sui social. Ma la risposta di diversi atleti olimpici non si è fatta attendere.

Nel testo, la presidente del Comitato Olimpico Internazionale ha spiegato che il riferimento riguardava il “prize money”, sostenendo che una distribuzione economica diretta premiererebbe soltanto una piccola parte degli atleti. La sua idea resta quella di investire maggiormente in programmi di supporto durante il percorso olimpico e nella transizione verso la vita professionale dopo la carriera sportiva.

Una precisazione che, però, non sembra aver convinto molti protagonisti del nuoto internazionale.

Tra le reazioni più significative c’è stata quella del campione olimpico australiano Cam McEvoy, che ha scelto di rispondere con numeri molto concreti. Secondo il velocista, se ogni atleta qualificato ai Giochi ricevesse un bonus di partecipazione e premi per le medaglie conquistate, il costo complessivo rappresenterebbe appena una piccola percentuale dei ricavi generati dal movimento olimpico.

McEvoy ha evidenziato come altre grandi leghe sportive professionistiche distribuiscano una quota molto più elevata dei propri introiti agli atleti, sostenendo che sarebbe possibile garantire sia premi economici sia la sostenibilità finanziaria dell’intero sistema.

Se ogni atleta che partecipa alle Olimpiadi ricevesse 10.000 dollari come gettone di presenza e ogni medaglia d’oro, d’argento e di bronzo valesse rispettivamente 100.000, 60.000 e 25.000 dollari (comprese le staffette), il costo totale sarebbe di circa 180 milioni di dollari. Si tratta soltanto dell’1,5% dei ricavi quadriennali del CIO, pari a circa 12 miliardi di dollari. Per fare un confronto, l’NBA condivide il 50% dei propri ricavi con i giocatori. Si possono mantenere premi in denaro e sostenere tutti gli atleti, anche quelli che non sono ai vertici assoluti, continuando comunque a generare enormi profitti.

Anche il britannico Matt Richards, campione olimpico della staffetta 4×200 stile libero e una delle voci più ascoltate del nuoto europeo, ha espresso una posizione critica. Nel suo intervento social ha sottolineato come gli atleti contribuiscano in modo determinante alla creazione del valore economico dell’evento olimpico, pur restando spesso esclusi da una redistribuzione diretta delle risorse generate dalle loro prestazioni.

Richards ha inoltre richiamato il tema della Rule 40, la norma che limita le opportunità commerciali personali degli atleti durante il periodo olimpico, sostenendo che il dibattito non riguardi soltanto il prize money ma più in generale la possibilità per gli sportivi di beneficiare economicamente della propria immagine e dei risultati ottenuti.

Chiarire il termine “prize money” non cambia la realtà. La Rule 40 già limita la possibilità degli atleti di monetizzare il proprio nome e la propria immagine durante i Giochi Olimpici, e ora si conferma che non esiste alcun piano per un ritorno economico diretto. L’organizzazione genera miliardi grazie alle prestazioni degli atleti, mentre gli atleti stessi restano a sperare che uno sponsor si accorga di loro. Questa dichiarazione non cambia il fatto che le persone che creano tutto il valore sono le uniche a non partecipare alla sua distribuzione.

Anche altri atleti e osservatori del movimento hanno iniziato a intervenire pubblicamente. Il tema è tornato particolarmente attuale dopo l’attenzione mediatica generata dagli Enhanced Games e dalle cifre messe in palio dagli organizzatori della manifestazione alternativa, che nelle ultime settimane ha attirato diversi nomi provenienti dal mondo olimpico.

La questione, tuttavia, va oltre il semplice confronto tra Olimpiadi ed eventi privati. Da anni molti nuotatori raccontano le difficoltà economiche di una carriera costruita tra allenamenti, trasferte e qualificazioni internazionali, spesso sostenuta grazie a sponsorizzazioni personali, programmi federali o contributi familiari.

Coventry continua a difendere il modello di solidarietà olimpica, basato sulla redistribuzione delle risorse verso federazioni, comitati nazionali e programmi di sviluppo. Gli atleti che stanno intervenendo nella discussione, invece, sembrano chiedere una riflessione diversa: non l’abbandono di quel sistema, ma l’introduzione di una forma di riconoscimento economico più diretta per chi contribuisce a rendere i Giochi il più grande evento sportivo del pianeta.

Per il momento non si parla di cambiamenti imminenti. Ma una cosa appare evidente: le dichiarazioni della presidente del CIO hanno aperto una conversazione che difficilmente si fermerà qui.

0
Leave a Reply

Subscribe
Notify of

0 Comments
newest
oldest most voted

About Giusy Cisale

Giusy Cisale

 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

Read More »