Dieci Cose Che Dimostrano Che Hai Nuotato Negli Anni ’90

Giusy Cisale
by Giusy Cisale 0

January 03rd, 2019 Italia

“Quando avevo la tua età noi camminavamo per km per andare all’allenamento  Facevamo 12.000 metri a sessione. Non come questi giovani che brontolano sempre, con il ritmo gara e la scienza a dire cosa fare”.

Ogni volta che una nuova generazione si affaccia a questo sport, c’è un’altra generazione che vuole dimostrare che “a quei tempi” era tutto molto più difficile.

Vediamo allora cosa significa “ai miei tempi” per chi era al massimo della sua carriera natatoria negli anni ’90.

1. Risultati in diretta? On line? Che tipo di magia voodoo è?

Se si voleva scoprire il tempo di una gara di un proprio avversario, si doveva avere un amico presente in quella determinata piscina, tipo uno Zach Morris-edition (vedi: Bayside School, anche questo era molto ’90) con il Motorola che era grande quanto un citofono.

Ora i risultati sono di solito pubblicati on-line e possiamo vederli prima che il nuotatore in acqua abbia la forza e le capacità fisiche e mentali di guardare il tabellone in alto.

2. Nessuna notizia di nuoto.

Non c’erano riviste di settore, nessun sito internet.

Dovevi solo sperare che qualche quotidiano ne parlasse, cosa davvero rara.

3. Non c’erano playlist a caricarti prima di una gara.

Non vi era modo di mettersi le cuffiette o creare una propria playlist.

Se si voleva caricarsi con la musica, lo si doveva fare in macchina, registrando le canzoni su musicassetta.

Con l’arrivo del CD almeno potevi scegliere la traccia da ascoltare, ma portare il lettore in piscina ed ascoltare musica durante il riscaldamento a secco o in camera di chiamata era fantascienza.

4. La musica durante gli incontri era semplicemente epica.

Gli anni ’90 hanno avuto i Metallica, New Kids on the Block, Guns n’ Roses ed affini.

Durante le gare venivamo pompati con musica Metal ed Hard Rock.

Ancora oggi, se vedete un 40enne schizzare dalle sedie durante la riproduzione di “Welcome to the Jungle ” vuol dire semplicemente che la sua frequenza cardiaca è improvvisamente aumentata ed è in cerca di una corsia non sovraffollata per riscaldarsi.

5. Quando uscì il compact disc, ci si portava dietro un contenitore in pelle con 90 CD

E ‘difficile immaginare ora, ma negli anni ’90, se si voleva ascoltare due canzoni di artisti diversi, si doveva interrompere la riproduzione, togliere il CD, sceglierne uno diverso ed inserirlo. Se poi quel CD era graffiato, dovevi rifare la trafila con un altro CD e così via.

6. Hai visto i video delle tue gare su un beta-max.

Se un genitore riusciva a registrare la gara con una telecamera, il video era traballante, le urla della tribuna assordanti e non si distinguevano i nuotatori in acqua. Lo zoom rendeva tutto ancora meno chiaro. Insomma, si andava a fiducia.

7. Si indossava in gara lo stesso costume dell’allenamento.

In gara ci si portava lo stesso costume che si usava tutti i giorni per l’allenamento.

Al massimo qualcuno si comprava un costume riservandolo per le gare, ma nulla in confronto a ciò che succede oggi con i “Costumoni”.

8. Sabato sera guardando la Corrida

Dopo una lunga settimana di allenamento, il sabato sera perfetto era pizza e tv. Niente Netflix, si doveva guardare la Corrida di Corrado insieme a mamma, papà, fratelli, nonna e vicina, perché anche la TV era una ed unica,  in cucina.

9. Non c’erano i social media, ma solo Geocities

Quando Internet era un insieme infantile di tubi di collegamento non c’erano i social media. Nessuna foto di o piattaforme blog dove documentarsi o lasciare i propri commenti.

I più esperti di computer avevano un proprio sito Geocities. Era per lo più formato da annunci ed i più appassionati avevano qualche foto di nuotatori dell’epoca e link al paio di siti web di nuoto.

10. Slip!

Il modo del nuoto è cambiato molto dal 1990. Siamo passati dall’ indossare uno slip striminzito alla muta dell’australiano Ian Thorpe nel tardo 1990. Dopo la parentesi super Costumoni gommati degli anni  2008-2009 si è tornati al minimalismo ed ai tessuti leggeri.

Di Olivier Leroy-Poirier

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About Giusy Cisale

Giusy Cisale

Ha frequentato il Liceo Classico "T.L. Caro" dove era impegnata nella redazione della rivista scolastica. Nel 2002 è tra le più giovani laureate in Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli (ITA). Inizia il percorso di Avvocato Civilista, conseguendo nel 2006 l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. Si avvicina al nuoto quasi per caso, …

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