Thomas Ceccon Si Racconta A “La Repubblica” Tra Acqua, Solitudine E Rinascita

Dimenticate la patina dorata del successo. Dimenticate lo sguardo fiero del campione che ha infranto il muro dell’acqua con un 51”60 nei 100 dorso. Thomas Ceccon, 24 anni, olimpionico e primatista mondiale, si racconta così: vulnerabile, ironico, lucido. E profondamente umano. Nell’intervista rilasciata a Emanuela Audisio per la Repubblica, il fuoriclasse veneto non si nasconde dietro la maschera dell’atleta impeccabile, ma apre spiragli su un vissuto fatto di stress, fughe, introspezione e voglia di connessione.

Lontano da tutto, vicino a sé

È stata l’Australia il suo rifugio: quattro mesi vissuti “down under” per spegnere il rumore di fondo, ritrovare ritmo e senso. Sveglia alle 5.30, palestra, tanti chilometri in acqua e sonno profondo alle 22.00. A Brisbane ha imparato la gentilezza quotidiana, l’importanza di un sorriso e di un “grazie”. “Mi sono svuotato la testa. Ho imparato a interessarmi agli altri”, racconta. Un’esperienza formativa, fatta anche di tonno in scatola e serie tv notturne.

“Anche io sono mio”

Quando gli chiedono se si sente un sex symbol, Ceccon mette le cose in chiaro: “Andiamoci piano. Anche io sono mio”. Rivendica rispetto, rifiuta etichette, riflette sul peso del giudizio e sulla disparità di trattamento tra uomini e donne nel mondo dello sport.

E torna su quella famosa foto nel villaggio olimpico che lo ritraeva addormentato su una panchina: “Chiedo: voi cosa volete ricordare di me? La medaglia o la panchina?”. Una provocazione, ma anche un invito a guardare oltre l’immagine.

L’ossessione della vetta

A Singapore, dove si svolgeranno i Mondiali, Ceccon non cerca scuse né compromessi: “O vinco o vinco. Non c’è altra opzione”. Sa che la medaglia “copre, ma non scalda”, e che la gloria non cancella le fatiche interiori. “La mia testa è affollata”, ammette. Ma l’acqua resta rifugio e riscatto.

La ferita e la cura

C’è spazio anche per la fragilità: una delusione sentimentale che lo ha portato a chiedere aiuto psicologico. “È stata una buona scelta. Lo dico con serenità”. Nessuna vergogna, solo onestà. “Mi piacerebbe non essere più solo. Tornare a casa e trovare qualcuno che mi aspetta. Una compagna”.

E poi un pensiero al padre Loris, infermiere, che ha fatto doppi turni per sostenerlo, e al fratello Efrem, anche lui nuotatore prima e infermiere oggi. “Sono entrato in piscina per imitarlo”, dice. I legami, le origini, la normalità che forgia l’eccezionale.

L’eleganza dell’acqua e della moda

Tra Armani, shooting fotografici e riflettori, Thomas Ceccon scopre anche un pizzico di narcisismo: “È bello avere qualcuno che ti guarda con altri occhi e ti migliora”. Ma non dimentica mai il punto di partenza: “Sempre acqua è”.

Un’intervista che svela molto più di un profilo sportivo. È il ritratto di un uomo che non vuole essere ridotto a simbolo, ma che ha scelto di abitare pienamente la propria complessità. E che a ogni bracciata, dentro o fuori dalla vasca, prova a mettere “la testa fuor d’acqua”.

Fonte: Emanuela Audisio, “Thomas Ceccon: Sex symbol io? Andiamoci piano. Anche io sono mio”, la Repubblica, 23 luglio 2025

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Giusy Cisale

 GIUSY  CISALE A law graduate and practicing attorney for 15 years, Giusy Cisale balanced her professional career with her passion for swimming by founding and managing her swimming-focused blog, Scent of Chlorine. Her expertise in the sport led her to collaborate with Italian swimming news websites starting in 2015, before joining …

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