Il 17 settembre 2000 il nuoto italiano cambiò per sempre. A Sydney, in una mattina che resta incisa nella memoria collettiva, Domenico Fioravanti vinse i 100 rana in 1:00.46, conquistando la prima medaglia d’oro olimpica della storia azzurra. Qualche giorno dopo, il bis nei 200 rana: nessuno, fino ad allora, era mai riuscito a vincere entrambe le distanze nella stessa edizione dei Giochi.
Quelle Olimpiadi furono indimenticabili anche grazie all’energia di Massimiliano Rosolino, capace di illuminare il nuoto italiano con tre medaglie – oro nei 200 misti, argento nei 400 stile libero e bronzo nei 200 stile libero – e al bronzo di Davide Rummolo nei 200 rana. Era nata una generazione vincente, l’inizio di un ciclo che ancora oggi nutre la storia del nostro sport.
Non fu solo l’Italia a brillare. Sydney fu lo scenario della consacrazione di Ian Thorpe, diciassettenne capace di incendiare il pubblico di casa con il record del mondo nei 400 stile e con l’ancora leggendaria nella 4×100 stile libero, battendo gli Stati Uniti con un sorpasso entrato nella leggenda. Fu l’Olimpiade della “miracolosa” Misty Hyman, che beffò Susie O’Neill nei 200 farfalla, e dello “Flying Dutchman” Pieter van den Hoogenband, che riscrisse la velocità nello sprint. Fu anche il debutto di un quindicenne americano, Michael Phelps, quinto nei 200 farfalla ma già pronto a costruire un impero.
L’Italia, nel frattempo, aveva acceso una miccia destinata a non spegnersi più. Come ha ricordato Federnuoto nel venticinquesimo anniversario, sotto la guida del presidente Paolo Barelli, il movimento azzurro è rimasto stabilmente nell’élite internazionale: 28 medaglie olimpiche, 176 mondiali e 389 europee nelle discipline acquatiche in questo quarto di secolo. Le medaglie di Sydney furono un’eredità viva, il segno tangibile che il talento, quando incontra programmazione e impegno, può diventare storia.
Sydney 2000, insomma, non fu soltanto il palcoscenico di leggende mondiali. Per l’Italia fu l’inizio dell’età dell’oro del nuoto azzurro, un patrimonio culturale e sportivo che ancora oggi ispira atleti, tecnici e appassionati. Perché ci sono vittorie che non appartengono soltanto a chi le conquista, ma a un intero movimento che, da quel giorno, imparò a credere davvero di poter stare ai vertici del mondo.
